Nuvola e aziende italiane: sempre più vicine?

Nuvola e aziende italiane: sempre più vicine?

L’interesse per il Cloud in Italia sta crescendo, ma è necessario superare alcuni gap.

I servizi Cloud più ampiamente diffusi sono la posta elettronica (67%), la condivisione di documenti (50%), l’archiviazione di dati/back up (37%), la messaggistica istantanea (31%). I budget stanziati sono in aumento.

Fattori determinanti per decidere di puntare sul Cloud vengono considerati: la sicurezza (75%), la semplicità (74%) e la business continuity (72%) in primo luogo.

Capacità di innovazione e competitività sono le sfide importanti da affrontare, ma in Italia ci scontriamo con due problemi davvero grandi: infrastrutture e competenze informatiche.

Inoltre, mentre la grande azienda investe nel Cloud con dati interessanti, la piccola e media azienda va al rallentatore.

La grande azienda. Nell’ambito SaaS il 63% delle aziende ha realizzato almeno un’iniziativa. Altrettanto significativo il livello di diffusione relativo al modello IaaS: il 49% delle aziende ha avviato almeno un’iniziativa, mentre nel 22% dei casi vi sono dei progetti in fase sperimentale o di valutazione. Più indietro rispetto agli altri due modelli, invece, è il PaaS che presenta una percentuale di adozione e di sperimentazione ancora limitate.

Tra le tipologie di servizi IaaS e PaaS più diffusi vi sono la capacità elaborativa e di storage, le risorse virtuali configurate e il software infrastrutturale. Meno diffusi, ma con un interessante trend di crescita, sono gli ambienti di sviluppo e deployment di applicazioni software, i sistemi di supporto alla IT governance e i business process management system.

Passando ai servizi SaaS, tra i più utilizzati troviamo le applicazioni di gestione delle Risorse Umane, i portali aziendali, la posta elettronica, la Unified Communication & Collaboration e i sistemi di conservazione sostitutiva. Meno diffusi, ma comunque in crescita, CRM e sistemi di produttività individuale e scambio documentale. Più di nicchia, infine, eCommerce, sistemi di business intelligence, sales force automation, amministrazione finanza e controllo.

Queste aziende partono con soluzioni di Cloud interno infrastrutturale e, contemporaneamente, sperimentano sul Cloud pubblico soluzioni SaaS relative ad applicazioni trasversali che richiedono poca personalizzazione (ad esempio collaboration, amministrazione del personale, acquisti), oppure su processi core (come ad esempio il CRM) quando hanno bisogno tatticamente di soluzioni immediate – anche se potenzialmente temporanee – e fruibili ovunque in modo flessibile. Il passo successivo è invece quello di investire in integrazione con i sistemi legacy e nell’adozione di soluzioni Platform as a Service per costruire e gestire su Cloud pubblico applicazioni personalizzate.

Le piccole e medie imprese. Il mercato delle soluzioni Cloud si trova ad oggi in una fase embrionale. Per questa tipologia di imprese il livello di diffusione del SaaS è ancora nell’ordine del 2-3% per le applicazioni più diffuse e riguarda principalmente CRM, sistemi di videoconferenza, “pacchetti semplici” a supporto di attività amministrative e contabili e servizi a supporto delle attività amministrative del personale, di controllo delle presenze e gestione delle trasferte. Meglio non va per i servizi infrastrutturali, con il 6% di PMI che usa servizi di storage, sicurezza e backup dei dati e il 3% capacità elaborativa in modalità as a Service.

Le piccole imprese colgono da subito buoni risultati ricorrendo al Cloud esterno (detto anche Cloud pubblico); le limitate esigenze di personalizzazione e integrazione ai sistemi legacy consentono loro di sperimentare e utilizzare servizi pubblici di Software e Infrastructure as a Service con costi e tempi contenuti. Il passo successivo è quindi spesso quello di adottare soluzioni PaaS per sviluppare applicazioni più personalizzate ed integrate.

Parliamo, infine, di benefici e criticità. In generale i CIO ritengono che l’attrattività del modello Cloud sia prevalentemente legata alla flessibilità (63%) e alla possibilità di condivisione di risorse (41%). Per i progetti sin qui avviati, le maggiori aspettative ex-ante dal Cloud sono la riduzione dei tempi di adozione ed attivazione del servizio, la riduzione dei costi di gestione interni e i minori investimenti iniziali. Ex-post, tuttavia, una volta introdotte, sono proprio questi elementi a creare le maggiori disillusioni. Restano invece coerenti con le aspettative i benefici rilevati in termini di flessibilità e scalabilità. Spostando l’attenzione alle criticità, se è vero che l’aspetto ritenuto a priori maggiormente critico risulta essere l’integrazione delle soluzioni Cloud con l’infrastruttura già esistente in azienda, è altrettanto vero che alcune percezioni, come quelle della scarsa sicurezza dei dati e dell’immaturità dell’offerta, si rivelano nei fatti meno insidiose di quanto paventato a priori. Per contro, elementi come la definizione ed il rispetto degli SLA (Service Level Agreement), rappresentano gli aspetti più critici.

Fonti: Osservatorio Cloud & ICT, ricerca Microsoft-Ipsos Mori 2013.

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